Questa sera ho visto per la prima volta Gummo, film americano del '97 che volevo vedere da un po'. Mi era stato presentato come una pellicola che dipingeva in maniera molto cruda la vita di una comunità white trash in una cittadina dell'Ohio da poco distrutta da un uragano. Credevo si trattasse di un film violento, ma invece mi ha dato un'impressione del tutto diversa. La situazione in cui si muovono i personaggi è decisamente marcia: ragazzini che vanno in giro ad ammazzare gatti per venderli al macellaio, ragazzine che scopano col padre, padri che fanno prostituire la figlia ritardata, fratelli che si riempiono di botte fra loro ridendo e via così. Insomma, luoghi comuni della provincia povera americana. Eppure nei personaggi, a parte una scena in cui due ragazzini ne aggrediscono un altro, io non ho visto alcuna cattiveria, non c'era aggressività nelle loro azioni. Sembrano tutti amici che vivono in un mondo al di sopra della moralità, come se l'apocalisse-uragano avesse gettato in quel paese le basi per la costruzione di un oltreuomo nietzscheiano. Non per altro, l'unico personaggio al quale ho potuto dare una connotazione negativa, che inganna e molesta tre ragazze che hanno smarrito il loro gatto, è un tizio che viene dalla città, fratello di un attorucolo che le ragazze non conoscono, che di mestiere scrive su un giornale di gossip ("e per scrivere ste cose ti pagano?". Gli dicono loro), insomma l'uomo regolare ancora preda del male, alieno ai sopravvissuti all'apocalisse, che dalla dicotomia bene/male si sono ormai emancipati. Insomma, mi è piaciuto. Molto diverso e decisamente meglio di quanto mi aspettassi.







